«Ne abbiamo ammazzato uno, dovevamo ammazzarne cento»
Febbraio 28, 2008 di jenaridens
Lascio parlare due quotidiani non comunisti, nonostante quello che dice un certo uomo attribuendo il termine “rosso” o “comunista” a tutto ciò che non è lui.
E non dico la mia, non la dico qui. Perché non ci sono parole per questo. Posso sentire solo un nuovo, appena generato stato d’angoscia che si aggiunge agli altri. E vivo il timore stesso di uscire e gridare “Com’è possibile?” per paura di ulteriori ritorsioni, di ulteriori violenze, prevaricazioni, abusi, minacce.
Non c’è limite alla crudeltà umana. Di cosa state sorridendo adesso, gente? Cosa vi fa stare tranquilli d’essere italiani?
Da La Repubblica:
Qualcuno dovrà pure spiegare l’odio e la violenza, la barbarie, la crudeltà gratuita. L’accanimento. Gli insulti, le umiliazioni, le botte. I capelli tagliati a colpi di forbice, gli sputi, i volti marchiati, le dita spezzate. Qualcuno dovrà spiegare, ed assumersene le responsabilità.
Nella seconda udienza dedicata alla requisitoria del processo per le violenze e i soprusi nella caserma di Bolzaneto, i pubblici ministeri si sono concentrati sull’attendibilità dei testi. Spiegando che non furono solo le 209 vittime a raccontare nei dettagli l’orrore di quei tre giorni, ma che gli stessi imputati generali, funzionari di polizia, ufficiali dell’Arma, guardie carcerarie, poliziotti, carabinieri, medici hanno più o meno direttamente confermato quegli sconcertanti resoconti.
Vale allora la pena di riportare alla lettera una parte dell’intervento di Vittorio Ranieri Miniati, a nome anche dell’altro pm, Patrizia Petruzziello. Un breve elenco di fatti specifici accaduti nel “carcere del G8″. Una esemplare tessera del mosaico. Miniati cita ad esempio “le battute offensive e minacciose con riferimento alla morte di Carlo Giuliani o di alcuni motivi parafrasati a scopo di scherno”. “Per la giornata di venerdì, in particolare: il malore di Angelo Rossomando e quello di Karl Schreiter. Il taglio di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana. Il capo spinto verso la tazza del water a Ester Percivati. Lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos manuel Otero Balado, percosso tra l’altro sui genitali con un grosso salame. Le percosse con lo stesso grosso salame sul collo di Pedro Chicarro Sanchez”.
“Per la giornata di sabato, in particolare: il malore di Katia Leone per lo spruzzo in cella di spray urticante. Il malore di Panagiotis Sideriatis, cui verrà riscontrata la rottura della milza. Il pestaggio di Mohammed Tabbach, persona con arto artificiale. Gli insulti a Massimiliano Amodio, per la sua bassa statura. Gli insulti razzisti a Francisco Alberto Anerdi per il colore della sua pelle. Le modalità vessatorie della traduzione di David Morozzi e Carlo Cuccomarino, che vengono legati insieme e le cui teste vengono fatte sbattere l’una contro l’altra“.
“Per la domenica, in particolare: il malore di Stefan Brauer in seguito allo spruzzo di spray urticanti, lasciato con un camice verde da sala operatoria al freddo. Il malore di Fabian Haldimann, che sviene in cella ove è costretto nella posizione vessatoria. L’etichettatura sulla guancia, a mo’ di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell’arrivo a Bolzaneto. La sofferenza di Anna Julia Kutschkau che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella non è neppure in grado di deglutire. Il disagio di Jens Herrrmann, che nella scuola Diaz per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi. La particolare foggia del cappellino imposto a Thorsten Meyer Hinrrichs: un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con cui è costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere“. Per chi lo avesse dimenticato, i responsabili di questi episodi sono uomini dello Stato. Quelli che ci dovrebbero proteggere dai criminali.
GENOVA - La caserma di Bolzaneto trasformata in un luogo di torture fisiche e psicologiche. Quasi come un girone dell’inferno in cui ragazzi e ragazze arrestati durante le manifestazioni del G8 di Genova furono picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione. Non ha risparmiato particolari inquietanti la seconda parte della requisitoria dei pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello, iniziata lunedì mattina, che si protrarrà per altre quattro udienze, al processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova. Gli imputati sono 45 vertici apicali appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia di stato, carabinieri e medici.
RAGAZZE NUDE E COMMENTI BRUTALI - Stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare come cani per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime: questo il genere di vessazioni subite dagli arrestati all’interno della caserma di Bolzaneto. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. «L’infermeria - ha denunciato il pm Miniati - che doveva essere un aiuto in caso di sofferenza è diventata un luogo di ulteriore vessazione».
LE TESTIMONIANZE - Non sono mancati nella requisitoria di Ranieri Miniati i riferimenti alle testimonianze più salienti delle parti lese durante il processo. Tra queste quella di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento. «Gli agenti mi hanno preso in giro - aveva raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con “Nano buono per il circo”, “Nano di merda”, “Nano pedofilo”». Il pm ha anche ricordato che Massimiliano per un’ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perchè gli impedirono di pulirsi.




Quest’Italia, è un’Italia che fa schifo, che non ha rispetto di nulla e di nessuno, governata dall’ignoranza e dalla violenza.
Non ha futuro.
quando ho iniziato a leggere speravo fosse esagerazione, alla fine nn mi sono rimaste parole!
io mi auguro solo che in futuro a nessuno venga permesso di trattare cosi un essere umano, xche’ un conto e’ la giustizia e le punizioni che -una volta processato- una persona puo’ subire, ma nessun uomo puo’ o deve essere giudice da un altro, sopratutto in questo modo.
questo è lo stato democratico, gente, che difende se stesso ed i suoi fedeli servitori.
unica consolazione: x fortuna in mezzo al letame, c’e’ sempre qualche petalo di rosa! (ps peccato che ormai i petali son proprio rari!
I così detti uomini delle così dette forze dell’ordine (soprattutto quelli “perbene”
non si lamentino se ogni tanto, in risposta a Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare 100, sento cantare 10,100,1000 Nassirya.
Personalmente, non canto, ma ho iniziato a contare.
Coraggio uomini delle così dette forze dell’ordine , datevi da fare.
Buon lavoro.
Ciao paolozoo, anche se posso comprendere la tua rabbia, la penso in modo diverso da te… I motti fascisti, che siano “Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare 100″ oppure “10, 100, 1000 Nassirya” li lascerei appunto ai fascisti.
Non è con gli slogan che si lotta per cambiare il marcio in cui viviamo.
Forse invece è proprio la comunicazione fatta con intelligenza e trasparenza il modo giusto per INIZIARE a migliorare.
Anche perché la gente deve conoscere per capire, no?
Forse io sono il primo a perdere la calma di fronte a questa palese guerra tra una collettività che non accetta le ingiustizie dei “potenti” e un gruppo di reazionari che fanno della violenza la loro forma di dialogo.
Ma gridare l’odio rimanendo immobili è solitamente la reazione di chi ormai la speranza l’ha perduta.
ok questa e’ la realtà ed una merda giusto per continuare a dire sempre la solita cosa ormai tutti siamo solo capaci di dire che tutto e’ sbagliato e tutto e’ una merda e tutto qua e tutto là… io VOGLIO vedere il bicchiere mezzo pieno
DEVO farlo perche altrimenti le cose non si cambiano
Vogliamo che l ‘italia cambi ? che sia una nazione moderna e democratica ? chi ha letto e disapprovato i fatti di genova spero concordi con me sul fatto che si puo’ cambiare
Son sicuro che la maggioranza degli italiani non sia gente di merda ma gente che lavora onestamente, gente intelligente e tollerante che vuole far cresciere questo Paese.
Allora il mio motto e’: collaboriazione. Lasciamo da parte i paraocchi, lasciamo da parte quelli che pensano solo ai propri interessi (e io per primo son tentato di chiudermi nel mio guscio) e se ne fregano della collettività, lasciamo da parte tutto e portiamo avanti i nostri ideali cioe’ la giustizia e la tolleranza.saluti